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domenica 25 settembre 2016

DOMÍNICA XIX POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...


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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 4, 23-28
 
Fratres: Removámini spíritu mentis vestræ, et indúite novum hóminem, qui secúndum Deum creátus est in iustítia, et sanctitáte veritátis. Propter quod deponéntes mendácium, loquímini veritátem uniusquísque cum próximo suo: quóniam sumus ínvicem membra. Irascímini, et nolíte peccáre: sol non óccidat super iracúndiam vestram. Nolíte locum dare diábolo: qui furabátur, iam non furétur; magis áutem labóret, operándo mánibus suis, quod bonum est, ut hábeat unde tríbuat necessitátem patiénti.
M. - Deo grátias.
 
Fratelli: dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. Nell'ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo. Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità. M. - Deo grátias.
 
GRADUALE
Ps. 140, 2 - Dirigátur orátio mea, sicut incénsum in conspéctu tuo, Dómine. Elevátio mánuum meárum sacrifícium vespertínum.

EZECHIELE (7):«Figlio dell’uomo, riferisci: così dice Dio, mio Signore, alla terra d’Israele: la fine!"...

 Fonte: Agere Contra...


L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Vi è il momento storico, descritto da San Paolo, in cui tutti hanno ugualmente peccato in rapporto al Verbo di Dio rivelato: può non essere questo che si vive oggi con la contaminazione religiosa provocata dalla generale apostasia delle nazione una volta cristiane? Un’apostasia che resta decisamente marcata dall’adulterio ecumeno-ecologista vissuto con la nuova «religione di Assisi», ormai consolidata nel suo globale abominio, dilagante e infestante.
Ma l’apostasia di quella Roma che si presenta ancora come nuova Israele, la Chiesa Cattolica, viene, come in uno specchio, ripetuta in modo simile nella vecchia Gerusalemme aperta agli idoli. Quale sarà il risultato di quanto è offesa a Dio e si ripete ovunque con la scusa di arrivare alla miglior convivenza, alla sicurezza e alla pace. Quale pace avranno?
Conferenza interreligiosa di capi spirituali orientali e giudei
Per la prima volta nella storia di Israele, il Ministero degli Affari Esteri di Israele, in collaborazione con l’American Jewish Committee e il Consiglio mondiale dei leader religiosi ha tenuto una conferenza presso l’Università Ebraica di Gerusalemme per creare un partenariato tra le grandi religioni orientali e l’ebraismo: «Antiche tradizioni, realtà contemporanee – un incontro dei leader religiosi di Israele-Asia». Tale conferenza pionieristica, ha avuto luogo tra il 11 e il 15 settembre, e ha visto la partecipazione di 20 importanti personalità spirituali delle grandi religioni orientali: induismo, buddismo, taoismo, religione Sikh, il giainismo, shintoismo, zoroastrismo, a cui parteciparono israeliani, inclusi rabbini da tutti i rami del giudaismo.
La conferenza interreligiosa a Gerusalemme, ufficialmente sponsorizzata dal governo israeliano apre formalmente Israele alla spiritualità orientale. Gli altri due principali sponsor sono: Il Consiglio Mondiale dei Leader Religiosi, che si descrive come “un appello alle Nazioni Unite e alle sue agenzie nel mondo, gli stati-nazione e altre organizzazioni internazionali, offrendo saggezza e risorse collettive di tradizioni religiose per risolvere gravi problemi globali.”
La conferenza ha affrontato problemi e le preoccupazioni comuni per i leader spirituali di Israele e della religioni orientale: Lo scopo della religione nella società moderna, la protezione dei pianeta Terra, i diritti individuali e una società giusta e il posto di leadership religiosa nel progresso del benessere globale e della pace. I leader religiosi hanno incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Gli ebrei diventano ora noti per la loro attrazione verso la spiritualità orientale, che porta all’invenzione del termine “Bhu-ebrei” (BU-ebrei), riferito agli ebrei che praticano il Buddismo. Non dimostra ciò che gli ebrei restano spiritualmente affamati? Dopo aver sperimentato l’attrazione per il buddismo e altre religioni orientali, come accade in Europa tempo fa, dove andranno? Una unione tra ebraismo e altre religioni orientali può portare qualche risposta spirituale? Quale Dio è quello delle religiosità globale? Induismo, Buddismo, Taoismo, religione Sikh, giainismo,  shintoismo, zoroastrismo, possono essere sufficienti a soddisfare il loro spirito e salvare? Continueranno a escludere proprio la Fede nel Messia rivelato nel loro Antico Testamento, il Verbo di Dio incarnato, che è nato, insegnato e fatto miracoli in quelle terre? Ma c’è di peggio!


Denuncia dell’apostasia di Assisi che compie 30 anni
Lettera di S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità San Pio X, inviata a sette cardinali per la condanna della giornata di preghiera per la pace promossa da Giovanni Paolo II ad Assisi per il 27 ottobre 1986

Ecône, 27 agosto 1986
Eminenze,
Di fronte agli eventi attuali nella Chiesa e di cui Giovanni Paolo II è autore, in previsione di ciò che si propone di fare a Taizé e a Assisi nel prossimo mese di ottobre, non posso fare a meno di indirizzarmi a voi per supplicarvi, in nome dei numerosi sacerdoti e fedeli, di salvare l’onore della Chiesa umiliata come non lo è mai stata nel corso della sua storia.
I discorsi e gli atti di Giovanni Paolo II al Togo, in Marocco, in India, alla sinagoga di Roma, suscitano nei nostri cuori una santa indignazione.
Cosa possono pensare di questo i Santi e le Sante dell’Antico e del Nuovo Testamento? Cosa farebbe la Santa Inquisizione se esistesse ancora? È il primo articolo del Credo e il primo comandamento del Decalogo che sono derisi pubblicamente da colui che è seduto sulla Cattedra di Pietro. Lo scandalo è incalcolabile nelle anime dei cattolici.
La Chiesa è scossa nelle sue fondamenta. Se la fede nella Chiesa Cattolica, unica arca di salvezza sparisce, è la Chiesa stessa che scomparirà. Tutta la sua forza, tutta la sua attività soprannaturale ha per base questo articolo della nostra fede.

domenica 18 settembre 2016

Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio Istruzione «Ecclesia Catholica»...




Suprema Sacra Congregazione del Sant'Uffizio
Istruzione «Ecclesia Catholica»
agli Ordinari diocesani,
sul «Movimento ecumenico»

  20 dicembre 1949
 
La Chiesa Cattolica, pur non prendendo parte ai congressi ed alle altre riunioni ecumeniche, tuttavia non ha mai desistito - come molti documenti pontifici dimostrano - né mai in futuro desisterà di perseguire con particolare impegno e con assidue preghiere a Dio ciò che tanto sta a cuore a Cristo Signore, cioè che tutti coloro che credono in Lui «siano riuniti insieme» (Gv., XVII, 23).
Ed infatti con affetto materno essa abbraccia tutti coloro che tornano a lei come all’unica vera Chiesa di Cristo; non possono mai essere abbastanza approvati e promossi tutti gli sforzi e le iniziative che, con il consenso dell’Autorità Ecclesiastica, sono stati intrapresi e portati a termine nella giusta istruzione di quanti desiderano convertirsi e nella maggiore formazione di coloro che ad essa si sono convertiti.


In molte parti del mondo, infatti, sia da molti eventi esterni e per mutazioni degli animi, sia soprattutto per le comuni preghiere dei fedeli, sotto il soffio della grazia dello Spirito Santo, nell’animo di molti dissidenti dalla Chiesa Cattolica è andato crescendo il desiderio di tornare all’unità di tutti coloro che credono in Cristo Signore. La qual cosa è senza dubbio motivo di santa letizia nel Signore per tutti i figli della Chiesa, ed insieme invito per aiutare coloro che cercano sinceramente la verità, invocando con la preghiera la luce e la forza su di essi.

I tentativi finora intrapresi da persone e gruppi diversi per la riconciliazione dei dissidenti cristiani con la Chiesa Cattolica, pur essendo ispirati da ottime intenzioni, non sempre sono informati a retti principi e, anche se questo avviene, nondimeno sono scevri dai pericoli, come l’esperienza dimostra.
Per la qual cosa a questa Suprema Sacra Congregazione, che ha la funzione di conservare integro e di proteggere il deposito della fede, è parso opportuno ricordare ed ordinare quanto segue:

1. Poiché la suddetta riunione è di pertinenza specialissima della funzione e dell’ufficio della Chiesa, è necessario che se ne interessino i Vescovi, che «lo Spirito Santo pose al reggere la Chiesa di Dio» (Atti, XX, 28). Essi dunque non solo dovranno sorvegliare con diligenza ed efficacia tutta questa attività, ma anche promuoverla e dirigerla con prudenza, sia per aiutare coloro che cercano la verità e la vera Chiesa, sia per allontanare dai fedeli i pericoli che possono facilmente seguire l'attività di questo Movimento.
Per la qual cosa essi dovranno essere continuamente aggiornati su tutto ciò che nelle loro diocesi viene realizzato e promosso per mezzo di detto Movimento. Essi designeranno a tal scopo Sacerdoti idonei che si attengano scrupolosamente alla dottrina ed alle norme prescritte dalla Santa Sede, cioè a quanto nelle Lettere Encicliche Satis cognitum, Mortalium animos e Mystici Corporis Christi riguarda il Movimento ecumenico e che vi facciano riferimento, nei modi e nei tempi stabiliti.

Nubius al Clero corrotto massonico:"Voi pescherete degli amici e li condurrete ai piedi della Cattedra Apostolica".



Segnalazione di Federico Prati
 
Alcune tappe del piano massonico contro la Chiesa (a cura di Claudio Prandini)
«Lasciate che vi additiamo la Massoneria come nemica, ad un tempo, di Dio, della Chiesa e della Patria». (Leone XIII)
«La menzogna è la loro legge; il Demonio è il loro Dio; il loro culto è ciò che vi ha di più vergognoso». (Pio VIII, in enc. “Traditi” del 1829)
«Sono quattrocento anni che noi scalziamo il cattolicesimo, la macchina più forte che sia stata inventata in fatto di spiritualismo. Essa è solida ancora, disgraziatamente; la Rivoluzione (massonica) è il trionfo dell’uomo su Dio!».
(Lafargue – al Congresso di Liegi, nel 1865)
«Tendete le vostre reti – invocava Nubius al clero affiliato alla massoneria – tendetele al fondo delle sacrestie, dei Seminari e dei Conventi! Voi pescherete degli amici e li condurrete ai piedi della Cattedra Apostolica. Voi avrete così pescato una rivoluzione in tiara e cappa, preceduta dalla croce e dal gonfalone; una rivoluzione che non avrà bisogno che di ben piccolo aiuto per appiccare il fuoco ai quattro angoli del mondo»
Padre Pio disse a don Luigi Villa: «Coraggio, coraggio, coraggio! perché la Chiesa è già invasa dalla Massoneria» aggiungendo: «La Massoneria è già arrivata alle pantofole del Papa».
La Massoneria, vera chiesa di satana checchè ne dicano i suoi maestri ed affigliati, è, di natura sua, diametralmente opposta alla Chiesa di Gesù Cristo, alla quale infatti muove oggi la guerra più subdola in nome del laicismo. Ebbene, contro la Chiesa laica di satana deve opporsi, non solamente la forza sacerdotale, ma anche la forza laica della Chiesa di Cristo. È alle due forze insieme unite che Dio ha riserbato in ogni tempo la vittoria. Le porte dell’inferno, egli ha detto, non prevarranno contro la mia Chiesa. Mai!
(Mons. Scalabrini)
INTRODUZIONE
Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee
filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica.

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850223_declarationmasonic_articolo_it.html

Quasi nessuno ha le idee chiare sulla Massoneria. Ne diamo un abbozzo della nascita, dell’organizzazione e degli scopi. I più, la credono una Associazione di mutua assistenza; altri, la rievocano come una raccolta di assassini politici, coi quali ha abbattuto numerosi Regni e Imperi, Teste coronate, da Luigi XVI a Nicola II e all’ Impero Asburgico, assieme alle loro Famiglie reali. E così via. Perciò, diamo un breve schema di essa, benché non sia facile dare in poche linee un’idea alquanto adeguata della sua realtà assai complessa.
Radunando gli elementi principali, iniziamo col dire che è una “società segreta” che forma i suoi iscritti con una “iniziazione” che li imbeve delle proprie massime che poi, a loro volta, devono iniettare nella società in cui vivono.

mercoledì 14 settembre 2016

«Àlzati, giudice della terra, rendi ai superbi quello che si meritano! Fino a quando i malvagi, Signore, fino a quando i malvagi trionferanno? Sparleranno, diranno insolenze, si vanteranno tutti i malfattori?» (Salmo 94, 2-4)...

di Alejandro Sosa Laprida
Parte prima


Francesco ha infine trovato la tiara pontificia che gli si addice (1) Parte prima Introduzione.
  1. L’omosessualismo non più condannato, ma «integrato».
  2. Il laicismo va nel senso della «Storia».
«Ed a rompere senza più gl’indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista.
Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch’è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; […] Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi.
Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro.
Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde.»
(San Pio X, Enciclica Pascendi, 1907, 2-3)

Tavola delle materie
Introduzione.
  1. L’omosessualismo non più condannato, ma «integrato».
  2. Il laicismo va nel senso della «Storia».
  3. Chiesa e Sinagoga, una pari dignità.
  4. Eresie caratterizzate.
  5. Amoris laetitia: la distruzione del matrimonio e l’abolizione del peccato tramite la falsa misericordia.
  6. Il mondialismo e la «conversione ecologica».
  7. L’«eco-enciclica» Laudato Si’.
  8. Spaventose bestemmie.
  9. Sostegno all’islam e all’immigrazione musulmana in Europa.
  10. Francesco, Teilhard de Chardin e il panteismo.
  11. Francesco, parossismo dell’ecumenismo conciliare.
  12. La questione della pena di morte.
  13. Verso un governo mondiale.
Conclusione.
Introduzione
Parlare di Francesco potrebbe rivelarsi, non solo un esercizio particolarmente sgradevole, ma soprattutto pericoloso, per una duplice ragione che attiene sia al passato sia al futuro. Circa il passato, vi è il rischio di focalizzare eccessivamente l’attenzione sulla persona di Bergoglio, trascurando così di ricordare da dove viene la crisi attuale, la quale, per l’essenziale, non riguarda Francesco: lui non fa che esacerbarla e condurla alle sue estreme conseguenze. Circa il futuro, c’è il rischio di perdere di vista il senso di questa crisi spaventosa, rimanendo in qualche modo «prigionieri» dell’incubo attuale e dimenticando che, Dio permettendo, se ne parla per meglio far risplendere la gloria di Nostro Signore quand’Egli si degnerà di intervenire per punire i malvagi, ricompensare i giusti e restaurare ogni cosa.
Il primo rischio consiste dunque nel perdere di vista il quadro d’insieme e nel sopravvalutare una persona a detrimento dell’intero sistema di cui egli è solo una componente interscambiabile. Il secondo rischio, ancora più grave, sta nell’indebolimento della virtù teologale della speranza, dimenticando che Nostro Signore ha già vinto il male e che noi, se Gli restiamo fedeli, per grazia di Dio, partecipiamo alla Sua vittoria.

Ecco perché mi sforzerò primariamente di dimostrare, circa il passato, che la radice degli errori bergogliani affonda nel Vaticano II. Secondariamente, circa il futuro e per non cadere nello scoraggiamento, tenterò di mettere in risalto l’aspetto escatologico della crisi attuale, ricordando, come dice San Paolo che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm. 8, 28); e che lo spiegamento del mistero d’iniquità, anche nel luogo santo, è permesso da Dio per meglio far risaltare il Suo trionfo al momento del Giudizio delle Nazioni:
il Dies Irae nel quale sarà annientato l’impero del male.
Corruptio optimi pessima, la corruzione del migliore è quanto c’è di peggio.
La più grande autorità morale sulla terra messa al servizio del male e della menzogna, diviene necessariamente il principale fattore rivoluzionario al mondo.
Come ho detto prima, quest’opera di iniquità non è dovuta solo a Francesco, in quanto si è abbeverato alla fonte avvelenata del Vaticano II e ne è divenuto l’ultimo dei propagatori, ma certo è che con lui la rivoluzione nella Chiesa ha incontestabilmente raggiunto un nuovo traguardo, ha effettuato un salto qualitativo: l’errore e la menzogna, la blasfemia e il sacrilegio, sono divenute onnipresenti e si manifestano con una sfrontatezza spudorata, tali da rendere irrespirabile l’atmosfera spirituale.
A quasi tre anni e mezzo di pontificato, l’opera di devastazione perpetrata da Francesco supera ogni immaginazione:

bisogno di una conversione ecologica;
richiesta di perdono ai «gay» per essere stati «discriminati» dalla Chiesa; costruire una «nuova umanità» con la «cultura dell’incontro»; la Chiesa e la Sinagoga hanno una «pari dignità»; Maria e la Chiesa hanno dei «difetti»; Lutero non si è sbagliato sulla dottrina della giustificazione; gli Stati cattolici sono incompatibili con il senso della «Storia»; i musulmani sono dei «figli di Dio»; la pena di morte per i criminali è «inammissibile»; un giorno la specie umana si estinguerà; non esiste il Dio cattolico; la moltiplicazione dei pani non c’è stata; Dio si serve dell’evoluzione e non è un «mago»; il matrimonio cristiano è solo un «ideale»; il linguaggio dei luterani e quello dei cattolici riguardo all’Eucarestia è «la stessa cosa»; la Chiesa ha avuto in passato dei «comportamenti inumani», ma dopo il Vaticano II ha imparato «il rispetto» delle altre religioni…

mercoledì 7 settembre 2016

IL VOMITO DI SATANA SUGLI USURPATORI MODERNISTI, CHE OCCUPANO ILLECITAMENTE LE SEDI DELLA CHIESA CATTOLICA, VIENE ALLA LUCE...



Il prete gay sposato da 8 anni: "Ho fatto sesso con un vescovo in Vaticano".

Il sacerdote ora vive è sposato da 8 anni. Ma non è stato cacciato dalla Chiesa: "Ai miei tempi si faceva sesso per far carriera in Vaticano".

Tony Adams è un prete cattolico americano, dichiaratamente gay. Il coming out di monsignor Krzysztof Olaf Charamsa - il teologo del Vaticano che a un giorno dal Sinodo ha dichiarato al mondo la sua omosessualità - non lo ha stupito.

Anzi. Due anni fa anche lui regalò alla Gazzetta del Mezzogiorno la sua storia di prete omosessuale che aveva avuto rapporti continuativi con uomini e che ora vive da 8 anni con il suo compagno.

Dopo l'intervista in cui raccontava le sue esperienze sessuali, anche tra le mura del Vaticano, non gli successe nulla. Non è stato ridotto allo stato laicale. L'anno successivo la diocesi di Hartfort gli scrisse una lettera: "Mi chiedevano un incontro per “risolvere” la questione - dice alla Gazzetta del Mezzogiorno - Mi proposero lo stato laicale. Ovviamente ho risposto di no, che non mi interessa".

"Io resterò un prete per sempre - continua - non intendo uscire dalla mia Chiesa che non è quella degli affari economici e delle lobby di potere ma quella delle parole di Gesù. E quando mai Gesù ha detto qualcosa contro l’amore omosessuale? Non mi sento un peccatore, ho fatto esattamente quello che Gesù diceva ai suoi discepoli, di avere una vita autentica e di seguire i comandamenti. Io sono nel Regno di Dio".

L'uomo ora ha un marito. È americano ma di origini calabresi. Oggi padre Tony ha 73 anni, una laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, vive nel Connecticut e ha un compagno da 33 anni. Ben otto anni fa lo ha anche sposato. Di fatto è l’unico prete cattolico al mondo ad essere sposato con un uomo.

martedì 6 settembre 2016

"Questi sì astuti nemici hanno riempito ed inebriato con impudenza ed amarezza la Chiesa, la Sposa dell'immacolato Agnello...".

 Fonte: Vaticano Cattolico...

 

L'orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele: una profezia circa la futura apostasia a Roma, Italia

 


Redatto da
Fra. Michele Dimond, O.S.B.
Fra. Pietro Dimond, O.S.B.

L'orazione originale di Papa Leone XIII all'Arcangelo San Michele fu profetica. Composta oltre 100 anni fa, dipoi soppressa dato il suo struggente contenuto, l'orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele è una delle più interessanti e controverse preghiere colleganti alla presente situazione nella quale trovasi la vera Chiesa Cattolica. Il 25/09/1888, dopo la Santa Messa mattutina, Papa Leone XIII fu traumatizzato al punto di crollare. Coloro trovantisi in sua presenza pensarono che egli fosse morto. Una volta ripresa conoscenza il Papa descrisse una spaventosa conversazione da lui udita, provenuta dal fianco del tabernacolo. Tale conversazione fu delineata da 2 voci, voci le quali Papa Leone XIII comprese essere chiaramente quelle di Gesù Cristo e del Diavolo. Il Diavolo si vantò di potere distruggere la Chiesa Cattolica, a patto che gli fossero stati concessi 75 anni (100 anni secondo alcuni) onde svolgere il suo piano. Il Diavolo domandò ancora il permesso di operare una grande influenza sopra coloro che sarebberosi offerti al suo servizio. Alle richieste del Diavolo nostro Signore Gesù Cristo apparentemente rispose:
"Sarannoti concessi il tempo ed il potere.".
Turbato profondamente da ciò che egli aveva udito Papa Leone XIII compose la seguente ed originale Orazione a San Michele, ancora profezia, ordinando che essa venisse recitata appresso tutte le Sante Messe basse come protezione per la Chiesa Cattolica dagli attacchi provenienti dall'Inferno. Ciò che segue è l'orazione originale - notinosi specialmente le porzioni in grassetto - continuata da qualche commento. L'orazione originale è stata estratta da' La Raccolta, una collezione munita di imprimatur delle orazioni ufficiali ed indulgenti della Chiesa Cattolica.

Orazione originale all'Arcangelo San Michele di Papa Leone XIII, 1930, Fratelli Benzinger [Benzinger Brothers], pagine 314-315: "O glorioso Arcangelo San Michele, principe dell'armata Celeste, sia tu la nostra difesa nella terribile guerra che noi conduciamo contro i principati e le podestà, contro i regnanti di questo mondo di tenebre, di spiriti e di male. Giunga tu in aiuto dell'uomo, il quale Iddio creò immortale, fatto nella Sua medesima immagine e somiglianza, e redense a sì gran prezzo dalla tirannia del Diavolo.
Che tu combatta in questo giorno la battaglia del Signore, assieme agli angeli santi, come già tu combattesti la guida degli angeli superbi, Lucifero, e la sua armata apostatica, i quali furono impotenti onde poterti resistere, né fuvvi più per loro posto nel Cielo.  
Quel crudele, quell'antico serpente, il quale è appellato Diavolo o Satana, il quale seduce il mondo intero, fu spedito negli abissi con i suoi angeli. Ecco, questo primevo nemico ed uccisore degli uomini ha acquisito coraggio. Trasformato in un angelo di luce egli vagabonda in giro assieme alla moltitudine di spiriti malvagi, invadendo la Terra di modo da offuscare il nome di Dio e del Suo Cristo, di modo da sequestrare, uccidere e spedire alla perdizione eterna le anime destinate alla corona della gloria eterna. Questo malvagio dragone rovescia, come il più impuro dei diluvi, il veleno della sua malizia sugli uomini di mente depravata e di cuore corrotto, lo spirito della menzogna, dell'empietà, della blasfemia ed il pestilenziale alito dell'impurità e di ogni vizio ed iniquità.
Questi sì astuti nemici hanno riempito ed inebriato con impudenza ed amarezza la Chiesa, la Sposa dell'immacolato Agnello, ed hanno posto empie mani sui suoi più sacri possedimenti. Nel luogo santo medesimo, nel quale è stata stabilita la Sede del beatissimo Pietro e la sedia della Verità per la luce del mondo, essi hanno innalzato il trono della loro abominevole empietà, con l'iniquo piano per il quale allorché il Pastore viene colpito le pecore siano disperse. 
Che tu salga, dunque, o invincibile principe, che tu voglia recare aiuto contro gli attacchi degli spiriti perduti al popolo di Dio, donando loro la vittoria. Essi venerano te come il loro protettore e patrono; in te la Santa Chiesa gloria la sua difesa contro il malizioso potere dell'Inferno; a te ha Iddio affidato le anime degli uomini da stabilirsi nella Celeste beatitudine. Deh, che tu voglia pregare al Dio della pace acciocché Egli ponga Satana sotto i nostri piedi, talmente conquistato che egli non tenga più gli uomini in cattività e non nuoccia più la Chiesa. Che tu offra le nostre orazioni dinnanzi all'Altissimo, cosicché esse siano velocemente conciliate con le pietà del Signore, e sconfiggendo il dragone, l'antico serpente, il quale è il Diavolo e Satana, che tu lo renda ancora cattivo negli abissi, talché egli non seduca più le nazioni. Amen.
Ecco la Croce del Signore; siate disperse voi ostili potenze. Il Leone della tribù di Giuda ha conquistato, la radice di Davide. Voglia Tu lasciare che le Tue pietà siano su di noi, o Signore. In quanto noi abbiamo sperato in Te. O Signore, oda Tu la mia preghiera. Voglia Tu lasciare che il mio grido giunga a Te.
Preghiamo.
O Iddio, il Padre di nostro Signore Gesù Cristo, noi invochiamo il Tuo santo nome e come supplicanti noi imploriamo la Tua clemenza, affinché mediante le intercessioni di Maria, sempre Vergine immacolata e nostra Madre, e del glorioso Arcangelo San Michele, Tu ci degni del Tuo aiuto contro Satana e tutti gli altri spiriti immondi, i quali girovagano nel mondo per l'ingiuria della razza umana e la rovina delle anime. Amen."

"Nullum temporis pretium".

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.
 
 
 
Prezzo del tempo

Fili, conserva tempus (Eccli 4,23)

PUNTO I
Figlio, dice lo Spirito Santo, sta attento a conservare il tempo ch'è la cosa più preziosa e 'l dono più grande che può dare Dio ad un uomo che vive. Anche i gentili conoscevano quanto vale il tempo. Seneca diceva non esservi prezzo ch'uguagli il valore del tempo. "Nullum temporis pretium". Ma con miglior lume hanno conosciuto i Santi il valore del tempo. Disse S. Bernardino da Siena che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: perché in ogni momento può l'uomo con un atto di contrizione o d'amor acquistarsi la divina grazia e la gloria eterna: "Modico tempore potest homo lucrari gratiam, et gloriam. Tempus tantum valet, quantum Deus, quippe in tempore bene consumto comparatur Deus".

Il tempo è un tesoro, che solamente in vita si trova; non si trova nell'altra, né nell'inferno, né in cielo. Nell'inferno questo è il pianto de' dannati: "O si daretur hora!". Pagherebbero ad ogni costo un'ora di tempo, in cui potessero rimediare alla loro ruina; ma quest'ora non l'avranno mai. Nel cielo poi non si piange, ma se potessero piangere i beati, questo sarebbe il loro solo pianto, l'aver perduto il tempo in questa vita, in cui poteano acquistarsi maggior gloria, e che questo tempo non possono più averlo. Una Religiosa Benedettina defunta comparve gloriosa ad una persona e le disse ch'ella stava appieno contenta; ma se avesse potuto mai desiderare qualche cosa, era solo di ritornare in vita e di patire per meritare più gloria; e disse che si sarebbe contentata di soffrire la sua dolorosa infermità, che avea patita in morte, sino al giorno del giudizio, per acquistare la gloria che corrisponde al merito d'una sola "Ave Maria".

E voi, fratello mio, a che spendete il tempo? perché quel che potete far oggi, sempre lo trasportate al domani? Pensate che il tempo passato già scorso non è più vostro; il futuro non istà in vostro potere: solo il tempo presente avete per far bene. "Quid de futuro miser praesumis (ne avverte S. Bernardo), tanquam Pater tempora in tua posuerit potestate?". E S. Agostino dice: "Diem tenes, qui horam non tenes?". Come puoi prometterti il giorno di domani, se non sai se ti tocca neppure un'altra ora di vita? Dunque conclude S. Teresa e dice: Se oggi non istai pronto a morire, temi di morir male.

PUNTO II

Non vi è cosa più preziosa del tempo, ma non vi è cosa meno stimata e più disprezzata dagli uomini del mondo. Questo è quel che piange S. Bernardo: "Nihil pretiosius tempore, sed nihil vilius aestimatur". E poi seguita a dire: "Transeunt dies salutis, et nemo recogitat sibi perire diem, et nunquam rediturum". Vedrai quel giuocatore stare i giorni e le notti a perdere il tempo ne' giuochi; se gli dimandi, che fai? risponde: Passiamo il tempo. Vedrai quell'altro vagabondo trattenersi per ore intere in mezzo ad una strada a guardare chi passa, o a parlare osceno o di cose inutili; se gli dimandi, che fai? risponde: Ne fo passare il tempo. Poveri ciechi, che perdono tanti giorni, ma giorni che non tornano più!

O tempo disprezzato, tu sarai la cosa più desiderata da' mondani nel tempo della morte! Desidereranno allora un altro anno, un altro mese, un altro giorno, ma non l'avranno; sentiranno allora dirsi: "Tempus non erit amplius". Ognun di costoro quanto pagherebbe allora un'altra settimana, un altro giorno di tempo, per meglio aggiustare i conti della coscienza? Anche per ottenere una sola ora di tempo, dice S. Lorenzo Giustiniani, costui darebbe tutt'i suoi beni: "Erogaret opes, honores, delicias pro una horula". Ma quest'ora non gli sarà data: presto, gli dirà il Sacerdote assistente, presto partitevi da questa terra, non v'è più tempo: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo".

Omelia di mons. Marcel Lefebvre del 29 agosto 1976 pronunciata nella ormai storica S. Messa di Lille (FR)...

Miei cari amici, miei cari confratelli, miei cari fratelli,



Prima di rivolgervi alcune parole di esortazione, vorrei dissipare dei malintesi, e prima di tutto su questa stessa riunione.
Voi potete vedere, dalla semplicità di questa cerimonia, che non abbiamo affatto preparato una cerimonia che avrebbe riunito una folla come quella che si trova in questa sala. Avevamo pensato che avremmo celebrato la Santa Messa del 29 agosto, come si era convenuto, in mezzo a qualche centinaio di fedeli della regione di Lille, come io faccio frequentemente in Francia, in Europa e anche in America, senza storia. Ed ecco che tutt’a un tratto questa data del 29 agosto è divenuta, per la stampa, per la radio, per la televisione, come una specie di manifestazione che somiglierebbe – dicono – ad una sfida. Ebbene, no! Questa manifestazione non è una sfida. Questa manifestazione siete voi che l’avete desiderata, cari fedeli, cari fratelli, che siete venuti qui da lontano. Perché? Per manifestare la vostra Fede cattolica. Per manifestare il vostro desiderio di pregare e di santificarvi come hanno fatto i nostri padri nella Fede, come hanno fatto generazioni e generazioni prima di noi.
Ecco qual è l’oggetto vero di questa cerimonia, nel corso della quale noi desideriamo pregare di cuore e adorare Nostro Signore Gesù Cristo, che scenderà tra pochi istanti su questo altare e che rinnoverà il Sacrificio della Croce di cui noi abbiamo tanto bisogno.

Vorrei dissipare anche un altro malinteso e, sono desolato, ma sono obbligato a dirlo: non sono io che mi sono definito capo dei tradizionalisti. Voi sapete chi l’ha fatto, poco tempo fa, in circostanze del tutto solenni e memorabili a Roma. Si è detto che Mons. Lefebvre era il capo dei tradizionalisti. Io non voglio essere affatto il capo dei tradizionalisti, e non lo sono. Perché? Perché sono anch’io un semplice cattolico, certo sacerdote, certo vescovo, ma che si trova nelle stesse condizioni nelle quali vi trovate voi e che ha le stesse reazioni davanti alla distruzione della Chiesa, davanti alla distruzione della nostra Fede, davanti alle rovine che s’accumulano sotto i nostri occhi.
Avendo avuto le stesse reazioni, ho pensato che fosse mio dovere formare dei sacerdoti, formare dei veri sacerdoti di cui la Chiesa ha bisogno. Questi sacerdoti, io li ho formati in una Fraternità San Pio X che è stata riconosciuta dalla Chiesa, e non ho fatto che quello che tutti i vescovi hanno fatto per secoli e secoli. Io non ho fatto altro che quello che ho fatto nei miei trent’anni di vita sacerdotale e che mi ha valso di essere vescovo, Delegato apostolico in Africa, membro della Commissione centrale preconciliare, Assistente al Soglio Pontificio. Chi potrebbe desiderare di più come prova che Roma considerava il mio lavoro come profittevole per la Chiesa e per il bene delle anime?
Ed ecco che allorché realizzo un’opera del tutto simile a quella che ho realizzato per trent’anni, ad un tratto vengo sospeso a divinis e forse presto scomunicato, separato dalla Chiesa, rinnegato, che so! E’ possibile? Anche quello che ho fatto per trent’anni era suscettibile di una sospensione a divinis? Penso invece che se in quei tempi io avessi formato dei seminaristi come li si forma oggi nei nuovi seminarii, allora sì che sarei stato scomunicato; se in quei tempi avessi insegnato il catechismo come lo si insegna oggi, allora mi avrebbero chiamato eretico. E se avessi celebrato la Santa Messa come la si celebra oggi, mi avrebbero sospettato di eresia e mi avrebbero posto fuori dalla Chiesa. E allora non capisco più. Qualcosa è proprio cambiata nella Chiesa ed è a questo che voglio arrivare.

venerdì 26 agosto 2016

"Vegliate dunque, o uomini, vegliate! Perché non conoscete né il giorno né l’ora. Il giorno del Signore viene, come un ladro nella notte".


L’ora del Terremoto: come un ladro nella notte 



di Isacco Tacconi

Andare a coricarsi la sera, quando le luci si spengono una ad una come piccole candele nella notte cheta, e i bambini già dormono nei loro letti nella spensierata serenità di chi è certo del domani che verrà. E poi, nel cuore della notte, quando da poco è scoccata l’ora del Principe delle tenebre che per rovesciare l’ora della Crocifissione e Morte del Figlio di Dio, imita grottescamente l’opera della nostra Redenzione trasformandola nel tempo oscuro in cui si rivela il figlio dell’iniquità, lo avvertiamo, forte, improvviso, orribile e inarrestabile lo scuotimento degli abissi.
Le fondamenta della terra si squassano, i monti fondono come cera al semplice suono del vento divino che ha aperto in due il «lito rubro». In un attimo, quel sonno dell’umana superbia che ubriaca la coscienza si dissolve precipitandoci nel più tetro degli incubi: la terra si apre sotto i nostri piedi per inghiottirci. In fretta ci si alza, impotenti: cosa fare? Dove fuggire? Come evitare il colpo vibrante della falce che cala inesorabile sulle nostre flebili vite, le quali sembravano essere un granché e, invece, come erba secca alla sera è falciata e dissecca? Il terrore si impadronisce di ogni fibra del nostro corpo votato alla morte, ogni nostro sentire è un fremito interno che l’anima non può dominare, e ci accorgiamo che la nostra vita è veramente un soffio. “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata, e quanto hai preparato di chi sarà?”. O uomo, non stupirti della tua miseria, ma riconosci il tuo vuoto nulla, poiché siamo ombre vaporose che appaiono e dispaiono: “homo natus de muliere, brevi vivens tempore, replétur multis misériis. Qui quasi flor egréditur et contéritur, et fugit velut humbra”.

La terra trema, la nostra casa diventa la nostra stessa prigione, non possiamo uscire, la vita che poc’anzi ci sembrava essere senza fine ora è appesa al filo impietoso delle laboriose moire; ci è sottratto il tempo e il luogo dove finire i nostri giorni. La morte non attende, quando è giunta l’ora essa non tarda e obbedisce alla divina giustizia che miete dove non ha seminato. Soltanto il nome di Colei che ferma il braccio infuocato dell’angelo castigatore è la nostra speranza. E d’un tratto una famiglia colta dallo spavento, si dispone ad affrontare l’infallibile giudicamento. Le ginocchia si piegano, i cuori si sciolgono, le dita scorrono sui grani mentre ancora le pareti ondeggiano e l’uomo è ricondotto a guardare il cielo, giacché la terra frana e non c’è dove potersi appigliare. Il firmamento, tale è, perché unica fermezza e stabilità che sovrasta il movimento della terra, sospesa nel vuoto spazio del cielo universo, mentre volge verso l’ultimo scioglimento in favilla, come attestarono il santo profeta Davide con la Cumana Sibilla.
“Ma Dio è buono e misericordioso”, qualcuno dirà, e non può volere la morte degli innocenti. Eppure la bontà e la misericordia risplendono nella giustizia, perché al di fuori della giustizia vige l’ingiustizia, come al di fuori del bene sussiste solo il male, e lontano dalla luce le tenebre. Possiamo noi sapere agli occhi di Dio chi è senza peccato, chi senza colpa? “Si iniquitàtes observàveris Domine, Domine, quis sustinébit?”. Nulla sfugge a Colui che tutto ha creato e tutto conserva nell’essere, che se solo distogliesse lo sguardo dal mondo esso collasserebbe come un buco nero per ritornare nel baratro del nulla da cui è uscito. Se Dio permette il male morale è per non togliere a noi la dignità di creature dotate di libero arbitrio. Ma quando Dio permette il male che proviene dalla morte e dalla distruzione è perché vuole ricondurre a sé i suoi figli smarriti e, nella verità della sua vacuità, fargli levare lo sguardo verso quae aeterna sunt. Come un padre che per ricondurre il proprio figlio sulla via del bene deve colpirlo duramente affinché si ravveda, perché, attraverso il castigo possa aver salva l’anima come sta scritto: «Lo stolto non si corregge con le parole» e ancora: «Percuoti tuo figlio con la verga e libererai la sua anima dalla morte».

venerdì 19 agosto 2016

Gli eretici modernisti non hanno in se il potere di "Giuristizione" ma solo il potere dell'Ordine, sempre che siano Consacrati col vero rito Cattolico, in definitiva i cosidetti Pontefici Conciliari sono Canonicamente Nulli...







Arai Daniele

Per l’attuale orribile situazione della Chiesa e del mondo Dio offre una soluzione attraverso Maria. Ma spetta agli uomini prima capirla e poi accoglierla. Essa dipende della presenza di un vero Papa, inviato dal Signore. Infatti, nei momenti più cruciali per la vita della Cristianità sulla terra, i Papi hanno giudicato essere giunto il tempo stabilito dalla Provvidenza per proclamare solennemente la posizione privilegiata della Vergine Maria nell’economia della salvezza.
Il Vescovo Antonio de Castro Mayer ricordava l’importanza dei dogmi mariani per affrontare anche le più gravi questioni civili ricorrendo alla mediazione umana più potente presso Dio, quello della Vergine Madre. Perciò riteneva urgente il dogma ancora da proclamare della Mediazione universale di Maria per un’immensa conversione nei nostri tempi. E ecco cosa il maligno sussurra per impedirla in questi tempi: ipotesi teologali!
In realtà, il mondo ha beneficiato negli ultimi duecento anni di apparizioni della Madonna, legate a questa luminosa e fattiva mediazione. Per molti cattolici sembra però che, di fronte ai guai più inenarrabili creati dalle deviazioni del Vaticano 2, la situazione rovinosa della Chiesa renda ormai scaduto il tempo per ricorrere alla luce di certezze dogmatiche ancora da definire.

 GLI ULTIMI DUE USURPATORI ERETICI MODERNISTI TRAVESTITI DA PONTEFICI...
 
Eppure, se la Chiesa non ha definito la natura teologica degli interventi offerti dalle apparizioni mariane dei secoli moderni è perché assillata proprio dalla scristianizzazioni i cui effetti esse servivano a ammortizzare con miracoli e nuovi devozioni. Si pensi alla Medaglia miracolosa portata a Rue du Bac a Parigi alla vigilia del governo massonico di Luigi Filippo d’Orleans nel 1830 e la miracolosa conversione del Ratisbonne nel 1842 a Roma. Il fatto è che negli ultimi due secoli gli errori rivoluzionari si sono moltiplicati minando la fede della Chiesa, mentre le sue difese sono state abbattute, specialmente attraverso la rivolu­zione conciliare romana, sotto dei «papi», piuttosto procaci anticristici.
Se l’obiettivo era togliere di mezzo il Papa, abbattendolo nell’animo, e infine nella persona; uccidere il Papato per estinguerne la missione di conversione, essa si dimostra compiuta. Questo piano è stato portato avanti dalla Rivoluzione francese in poi, in un crescendo. Perciò anche gli ausili straordinari dati attraverso la Madonna per impedirlo anticiparono le fasi del piano in un crescendo: a Rue du Bac, a la Salette, a Lourdes e finalmente a Fatima.

domenica 14 agosto 2016

S.E. Mons. Castro Mayer :“La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente al Vaticano II con le sue eresie non è, né potrebbe essere, la Chiesa di Gesù Cristo".


 TORMENTATO CORSO DELL’IPOTESI TABÙ SUL PAPA ERETICO

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Con piacere segnalo la pubblicazione del libro «IPOTESI TEOLOGICA DI UN PAPA ERETICO» (Edizioni Solfanelli, 2016) dello studioso brasiliano Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, traduzione italiana della Iª parte del contenuto del lavoro accordato e seguito da Sua Ecc. Mons. Antonio de Castro Mayer (in foto).
Tale studio occupa una posizione di rilievo nella storia della Chiesa della nostra epoca per l’importanza del tema trattato in tempo opportuno (1970), pur da posizione isolata e controcorrente, ma, principalmente, per la parte essenziale che ha avuto in esso il preclaro Vescovo di Campos d’illustre memoria, Antonio de Castro Mayer.
A causa dell’amicizia filiale che mi lega all’illustre prelato, così come all’amicizia con l’Autore, sono stato in grado di aggiungere informazioni importanti sulla questione. Esse furono in parte pubblicate a suo tempo dal quindicinale  “sì sì no no”, del 30 giugno 1983.
Infatti, tale lavoro è stato scritto secondo lo stesso Mons. Castro Mayer: “a quattro mani”. Arnaldo si era recato alla Sede episcopale di Campos, dove ha redatto il lavoro seguito dal Presule che poi ha voluto mettere per scritto che la sua proprietà è del dott. Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, membro della TFP.

Qui seguirà quanto ho pubblicato allora sul sì sì no no, che non solo riguarda il corso del lavoro – inviato già nel 1970 a tutti i vescovi brasiliani – ma nel 1974, insieme a due altri lavori, a Paolo 6, che non ha mai risposto alle gravi questioni di Fede lì esposte.
Nel gennaio 1974 Sua Ecc.za Mons. Antonio De Castro Mayer, allora Vescovo di Campos (Brasile), inviava a Paolo VI, la lettera, che di seguito rendiamo nota.
Vi erano allegati tre studi dei quali il quindicinale pubblicò il secondo, sulla libertà religiosa.
«E’ una documentazione di tangibile attualità e di estremo interesse, ai fini della comprensione di un pontificato, le cui scelte disastrose gravano tuttora sulla Chiesa nelle loro amarissime conseguenze. Basta leggere poche righe per capire che gli scritti di Mons. De Castro Mayer non hanno niente in comune con gli appelli emotivi o le proteste avventate: è un successore degli Apostoli che cosciente della propria responsabilità si rivolge al successore di Pietro per esporgli gravissime obiezioni fondate su argomenti inoppugnabili. Si avverte che la devozione verso il Santo Padre quasi lo fa tremare, ma non lo trattiene per questo dall’esporre con serena fermezza il Suo dissenso da atti pontifici che compromettono le radici stesse della Fede cattolica, apostolica, romana.
La lettera di Sua Eccellenza Castro Mayer non ebbe mai altra risposta che questa, trasmessa il 22 marzo 1974, tramite il Nunzio Apostolico Carmine Rocco: «Le lettere dei 25 gennaio u. s. dirette all’Eminentissimo Card. Baggio e a Sua Santità Paolo VI, insieme con gli studi fatti da Vostra Eccellenza, sono pervenute a destinazione».
 Sul contenuto degli studi scese il silenzio più impenetrabile: in questo modo semplicistico l’Autorità decaduta credeva di risolvere la scottante questione. Né la gravità delle obiezioni dottrinali né l’affanno di un Vescovo costretto a dissentire dal Papa per rimanere fedele a Cristo, alla Chiesa, alle anime, poterono indurre Paolo VI a lacerare quello schermo dietro il quale amava celare il suo vero volto.
Eppure, come risulta dalla lettera a Mons. Antonio De Castro Mayer era stato espressamente ordinato in nome del Santo Padre di manifestare in tutta libertà le ragioni del suo dissenso. ln realtà Paolo VI (o chi per lui) voleva soltanto accertare fin dove si sarebbe spinta la resistenza dell’allora Vescovo di Campos. Già negli anni settanta, allorché a quest’ultimo era stata attribuita una rigorosa analisi teologica sulla possibilità di un Papa eretico e sul nuovo Ordo Missae, il Secretario di Stato Card. Jean Villot e il Cãrd. Sebastiano Baggio erano intervenuti personalmente, non per chiarire questioni dottrinali ma per assillare il Vescovo dissenziente con raccomandazioni di «riserbo e discrezione che s’impongono».
Ora, nella lettera che accompagna i tre studi Mons. A. De Castro Mayer assicurava il suo “riserbo” e manifestava l’intenzione di non rendere pubblico il suo dissenso. Tanto bastava a Papa Montini e ai montiniani. Tutto il resto: l’integrità della Fede, la fedeltà alla Tradizione cattolica, la sofferenza di tutti coloro che, come Mons.Castro Mayer, si sentivano lacerati tra l’ubbidienza alla Chiesa e l’ubbidienza non dovuta, ma pretesa, ad un corso ecclesiale in rotta con la Fede e la Tradizione immutabili della Chiesa, tutto questo poco interessava a chi aveva messo il proprio io al posto di Dio.

E così furono giocate la semplicità, la devozione e la fiducia di un Vescovo, che non aveva ancora misurato la profondità dell’abisso in cui sembrava precipitata la suprema Autorità nella Chiesa. Solo gli anni e l’evidenza dei fatti lo avrebbero convinto che, in tempi come questi, il silenzio di chi ha responsabilità di anime è omissione colpevole e l’obbedienza incondizionata deplorevole complicità.



Segue la LETTERA del Vescovo A. De Castro Mayer a PAOLO VI
Beatissimo Padre, prostrato rispettosamente ai piedi di Vostra Santità, chiedo venia di sottomettere alla Vostra considerazione gli studi allegati alla presente lettera.
L’invio di questi studi e in ubbidienza all’ordine di Vostra Santità, trasmesso con lettera dell’Eminentissimo Cardinale Sebastiano Bacci all’Eminentissimo Cardinale Vicente Scherer, della qnale quest’ultimo mi ha messo al corrente a viva voce durante un nostro incontro a Rio de Janeiro il 24 settembre u. s.
Nell’ottobre scorso, ho avuto l’onore di scrivere a Vostra Santità affermando il mio filiale rispetto a tali ordini. Tra questi c’era quello per cui, nell’eventualità che «in coscienza io non fossi d’accordo con gli atti dell’attuale Magistero Ordinario della Chiesa», «manifestassi liberamente alla Santa Sede» il mio parere. E’ quel che faccio, con tutta la riverenza dovuta all’ Augusto Vicario di Gesù Cristo, consegnando a Vostra Santità i tre studi allegati.

venerdì 29 luglio 2016

Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: “Dio lo vuole! Dio lo vuole!”...

Discorso di Urbano II al Concilio di Clermont (1095)

Popolo dei Franchi, popolo d’oltre i monti, popolo come riluce in molte delle vostre azioni eletto ed amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l’osservanza della fede cattolica e per l’onore prestato alla Santa Chiesa, a voi si rivolge il nostro discorso e la nostra esortazione. Vogliamo che voi sappiate quale lugubre motivo ci abbia condotto nelle vostre terre; quale necessità vostra e di tutti i fedeli ci abbia qui, attratti.
Da Gerusalemme e da Costantinopoli é pervenuta e più d’una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i Persiani. gente tanto diversa da noi, popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati, circoncidono i cristiani e il sangue della circoncisione o spargono sopra gli altari o gettano nelle vasche battesimali; e a quelli che vogliono condannare a una morte vergognosa perforano l’ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinché, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. Altri fanno bersaglio alle frecce dopo averli legati ad un palo; altri, fattogli piegare il collo, assalgono con le spade e provano a troncare loro la testa con un sol colpo.

Che dire della nefanda violenza recata alle donne, della quale peggio è parlare che tacere? Il regno dei Greci è stato da loro già tanto gravemente colpito e alienato dalle sue consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi. A chi dunque incombe l’onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d’animo, agilità nelle membra, potenza d’ umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano e incitino ali animi vostri ad azioni le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa. Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch’è in mano d’una gente immonda, e i luoghi santi, che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza.
O soldati fortissimi, figli di padri invitti, non siate degeneri, ma ricordatevi del valore dei vostri predecessori; e se vi trattiene il dolce affetto dei figli, del genitori e delle consorti, riandate a ciò che dice il Signore nel Vangelo “chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me.
Chiunque lascerà il padre o la madre o la moglie o i figli o i campi per amore del mio nome riceverà cento volte tanto e possederà la vita eterna”. Non vi trattenga il pensiero di alcuna proprietà, nessuna cura delle cose domestiche, ché questa terra che voi abitate, serrata d’ogni parte dal mare o da gioghi montani, è fatta angusta dalla vostra moltitudine, né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi.