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lunedì 20 febbraio 2017

[ … ciascun fedele deve propagare agli altri la propria fede, sia per l’istruzione degli altri fedeli, sia per confermarli, o per reprimere gli assalti degli infedeli …]




Proponiamo una delle più belle e “scuotenti” encicliche di Leone XIII, datata 10. 1. 1890, zeppa di contenuti importantissimi per la fede cattolica, dedicata ai principali doveri del cristiano, doveri che la setta modernista attuale elude accuratamente, protesa demagogicamente solo a soddisfare i bisogni ed i “pruriti” dei suoi adepti che, pur nel peccato, nei sacrilegi, nelle scomuniche, nelle innumerevoli censure, continuano a reputarsi cattolici. Qui abbiamo un elenco di doveri dei cristiani, in particolare nei confronti delle autorità civili che imponessero leggi o costumi contrari alla morale cristiana ed agli insegnamenti religiosi, ricordando l’obbligo che si ha di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie se corrotti e guidati da intenti loschi e malvagi … notevole e perentorio è il passaggio che recita: “… però se le leggi dello Stato dovessero essere apertamente in contraddizione con il diritto divino; se dovessero essere ingiuriose verso la Chiesa, o contraddire i doveri della religione o violare l’autorità di Gesù Cristo nella persona del Papa, allora è doveroso resistere ed è colpa [sottolineiamo: colpa!] ubbidire”. C’è inoltre un’aperta condanna del laicismo e della pluralità religiosa, considerata come libertà di propugnare l’errore… figuriamoci poi l’ecumenismo attuale propagato dalla setta modernista-mondialista del “Novus Ordo”, costola attiva del progettato governo mondiale e delle religioni unite sotto l’egida giudeo-massonica. – Eccezionalmente illuminanti sono poi le espressioni sul dovere dei fedeli di conoscere e tutelare la dottrina cristiana, il pericolo dell’inerzia colpevole, l’impegno a professare e divulgare la fede cattolica, [ … ciascun fedele deve propagare agli altri la propria fede, sia per l’istruzione degli altri fedeli, sia per confermarli, o per reprimere gli assalti degli infedeli …],  le modalità di partecipazione alla vita politica senza falsa prudenza e falso zelo, per finire in brillantezza con l’educazione dei giovani, oggi totalmente disattesa e deviata opportunamente con ogni mezzo e da tutte le istituzioni, soprattutto in seno alla famiglia, [i padri … si sforzino di respingere in questo campo ogni intromissione ingiuriosa e rivendichino il diritto di educare come conviene i figli nel costume cristiano], famiglia che è germe della società divina, e richiamando alfine alla gravità dei doveri di ogni cristiano. – Ma non roviniamo queste pagine del Sacro Magistero che, lo ricordiamo a beneficio di coloro che sono oramai protestantizzati e massonizzati da mass media “teleguidati”, nonché da falsi prelati mai validamente ordinati, quindi laici in maschera di carnevale, è la voce del Vicario di Cristo in terra, e quindi è parola vivente di Gesù-Cristo-Dio:
“Sapientiæ Christianæ revocari præcepta, eisque vitam, mores, instituta populorum penitua conformati …”


S. S. Leone XIII
“Sapientiae christianae”
[De præcipuis civium chriastianorum officiis]
Lettera Enciclica

Richiamarsi ai precetti della sapienza cristiana e conformare profondamente ad essi la vita, i costumi e le istituzioni dei popoli è cosa che ogni giorno appare sempre più necessaria. Avendoli messi da parte, ne sono derivati mali così grandi che nessun uomo saggio può sopportare la presente situazione senza una grave preoccupazione, né guardare al futuro senza timore. – Si è realizzato un non comune progresso dei beni che riguardano il corpo e le cose materiali, ma tutta la natura sensibile, il possesso dell’energia e dell’agiatezza, se possono generare comodità e aumentare la dolcezza della vita, non possono soddisfare l’anima che è nata per destini più grandi e più alti. Contemplare Dio e tendere a Lui è la suprema legge della vita degli uomini, i quali, creati a immagine e somiglianza divina, sono fortemente invitati a possedere il loro Creatore. – Ma non si va a Dio con le tendenze e le esigenze del corpo, bensì con la conoscenza e l’affetto che sono atti dell’anima. È Dio, infatti, la prima e suprema verità, e la nostra mente non si pasce che di verità: alla santità perfetta e al sommo bene può aspirare e accedere soltanto la nostra volontà sotto la guida della virtù.- Quanto si dice dei singoli uomini, deve essere riferito anche alla società, sia domestica, sia civile. 

La natura infatti non ha creato la società perché l’uomo la seguisse come un fine, ma affinché in essa e per essa trovasse gli aiuti adatti alla propria perfezione. Se la società civile persegue unicamente le comodità esteriori e il culto della vita nel lusso e nell’abbondanza; se ignora Dio nella vita amministrativa e non si cura delle leggi morali, essa devìa terribilmente dal suo scopo e da quanto la natura prescrive, e non può essere considerata società e comunità di uomini ma una falsa imitazione e parodia di società. – Quei beni spirituali che – come abbiamo già detto – si ritrovano soprattutto nel culto della vera religione e nella costante osservanza dei precetti cristiani, li vediamo oscurarsi ogni giorno per dimenticanza o per fastidio degli uomini, cosicché quanto più grandi sono i progressi che riguardano la vita corporale, tanto maggiore è il tramonto dei valori che riguardano l’anima. Indizio significativo della diminuita e indebolita fede cristiana si trova nelle stesse ingiurie che vengono rivolte troppo spesso contro il nome cristiano, in piena luce e sotto gli occhi di tutti; in altri tempi, una società rispettosa della religione non l’avrebbe mai tollerato. Per queste cause è incredibile a dirsi quale grande numero di uomini si trovi in pericolo di perdere l’eterna salvezza. Ma le stesse città e gli Stati non possono restarne indenni a lungo, perché crollando gli ordinamenti e i costumi cristiani, inevitabilmente crollano anche le fondamenta della società umana. – Per difendere la pubblica tranquillità e l’ordine resta soltanto la forza: ma anche la forza pubblica diventa molto debole se scompare l’aiuto della religione: risulta più atta a creare schiavitù che obbedienza; raccoglie già in se stessa i semi di gravi disordini. – Il nostro secolo ha provato gravi, memorabili vicende, e non si sa se dobbiamo paventarne altre uguali. Pertanto il momento storico ci ammonisce da che parte bisogna cercare i rimedi, cioè ripristinare in tutte le componenti della vita sociale il modo cristiano di pensare e di agire della vita privata: questo è l’unico sicuro mezzo per eliminare i mali che ci affliggono e impedire i pericoli che ci sovrastano. – A questo, Venerabili Fratelli, è necessario che ci dedichiamo; a questo dobbiamo portare ogni nostro sforzo con il massimo impegno: per questa ragione, sebbene abbiamo già altrove trattato queste cose, quando Ci fu data la possibilità, Ci sembra tuttavia molto utile descrivere i doveri dei cattolici più chiaramente in questa Lettera: questi doveri, se osservati con ogni cura, saranno di grande utilità per la salvezza dei beni sociali. – Incorriamo quasi ogni giorno in grandi contrasti sui massimi problemi: ed è molto difficile non restare vittime di inganni, di errori e di vedere molti perdersi d’animo e soccombere.

"Fratelli, Voi, come am­ministratori dei Misteri di Dio, lasciatevi scuotere, vedendo che tutto ci viene rapito".

Lettera circolare di Sant'Atanasio a tutti i Vescovi - anno 340 « A tutti i miei confratelli Vescovi, agli amati Signori (Dominibus), Atanasio manda il saluto nel Signore!

Quello che abbiamo sofferto è terribile, ed è quasi impossibile il darne notizia in modo adeguato. Ma, allo scopo che l'orrore degli avvenimenti sia reso noto più celermente, ho creduto bene di ricor­dare un passo della Sacra Scrittura. Un levita, alla cui moglie si era inflitto la più grave vergogna - era una donna ebrea della tribù di Giuda - conscio dell'efferatezza del delitto e sopraffatto dall'offesa, fece a pezzi - come racconta la Sacra Scrittura nel Libro dei Giudici (Giud. XIX) - il cadavere della donna e mandò i pezzi a tutte le tribù d'Israele. Non solo lui, ma tutti dovevano prendere parte alla sof­ferenza per un delitto così grave. Avendo patito con lui, l'avrebbero anche vendicato. Ma se non volevano comprendere questo dovere, l'onta doveva col­pirli tutti, quasi fossero loro i delinquenti. I messag­geri annunciarono, ovunque, l'accaduto. Chi vide e udì, dichiararono: non essere successo nulla di simile dai giorni in cui i figli d'Israele erano usciti dall'Egit­to. Tutte le tribù d'Israele si commossero e, quasi fossero state esse stesse le vittime dell'obbrobrio, fe­cero lega tra di loro per combattere i malfattori. E costoro furono vinti in battaglia; e tutti ne ebbero ribrezzo. La Lega non guardò né si fece scrupolo di alcun vincolo di consanguineità, ma guardò solo, con sommo disprezzo, lo sconcio commesso.
Voi, miei Fratelli, conoscete la narrazione e sa­pete che cosa la Scrittura intenda significare. Non voglio fermarmi a considerarlo a lungo; tanto scrivo a studiosi che mi capiscono. M'affretto, piuttosto, ad attirare la Vostra attenzione sui fatti che si sono svolti adesso, e che sono assai peggiori del male ac­caduto allora. Tuttavia, ho voluto ricordare il rac­conto biblico perché possiate farne il paragone e ren­dervi conto che l'attuale crudeltà supera l'antica. Voi dovrete sentire uno sdegno anche maggiore di quello degli Israeliti, perché la persecuzione contro di noi supera di molto il torto inflitto al levita. La sua disgrazia non regge al confronto dell'impudenza odierna contro la Chiesa. Non si è mai sentito di peggio nel mondo intero, né alcuno ha mai sofferto un dolore più grande. A quei tempi, fu una donna a soffrirne lo scempio; fu un solo levita a soggiacere alla violenza. Ma, oggi, è l'intiera Chiesa che soffre.

martedì 7 febbraio 2017

Il progetto sacrilego Vaticanosecondista...

 
Il prossimo 13 Marzo verrà celebrato un rito anglicano nella Basilica di San Pietro, che sarà quindi profanata con una cerimonia di una setta eretica e scismatica. La notizia è ufficiale. Si noti che a questa cerimonia parteciperanno in sacris anche dei ministri cattolici. 

Ma non basta: è allo studio una riforma della Messa, ad opera di una commissione segreta composta da ecclesiastici designati da Bergoglio e da pastori anglicani e luterani. Tale commissione dovrà eliminare dalla liturgia cattolica quegli elementi ancora sopravvissuti nel Novus Ordo - invero ormai pochi, rispetto alla Messa tridentina - in vista del raggiungimento di una comunione in sacris con gli eretici. Ovviamente, per far ciò, sarà la dottrina sul Santo Sacrificio ad esser oscurata ulteriormente, così come l'esplicita menzione delle finalità della Messa, il dogma della transustanziazione ed il Sacerdozio ministeriale. 

giovedì 2 febbraio 2017

"Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo"...

 Il brano è tratto dalla predica XI sopra Ezechiele, pronunciata nella prima metà del 1497.

Quare mater tua leaena? Che vuol dire, popolo cristiano, che la madre tua è leonessa e dorme e si riposa tra' leoni? Che vuol dire questo, Signore? Che canzone è questa? Che vuol dire madre leonessa? Io non ho madre leonessa; io ho paura della leonessa e del leone. No, dice il Signore; egli è cosa da poltroni avere paura. Sai tu quale è la tua madre leonessa? Ella è la Chiesa. I preti, i prelati, i principi, mettili tutti insieme: questi sono la madre, ma principaliter sono quelli che hanno cura delle anime. Questa tua madre soleva essere una bella donna, avere bei capelli, begli occhi, belle mani, belle poppe, bella bocca. Ella era tutta bella. Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo; ma oggi sono piene le corti di uomini viziosi e scellerati. Che dirà colui che scrive a Roma? Va', scrivi questo. Aveva allora bella faccia, cioè bei costumi. I capelli belli erano i pensieri, che aveva tutti a Dio. Gli occhi belli erano: il destro, col quale riguardava le cose spirituali; il sinistro, col quale guardava le temporali, le quali distribuiva ai poveri. Guarda San Gregorio, che dava tutto ai poveri: mangiava sempre coi poveri, aveva l'olfatto pieno di odore dei santi; la bocca bella alle predicazioni e alle buone parole. Le poppe colle quali lattava ognuno, erano il vecchio e il nuovo testamento; le belle mani erano le buone opere piene di carità. Così era la madre tua in quel tempo; ma non è più donna; non ci è più carità. Dove è la bella faccia, cioè i costumi? Dove sono i capelli, cioè le cogitazioni delle cose spirituali? Dove sono le mani, cioè le buone operazioni? Le sono tutte date alla rapina. Le poppe sono tutte guaste: non ci è gusto niente, non si dà più latte, non ci è più odore di santi; ella è diventata una leonessa. La donna è diventata leonessa rapace crudele degli altri animali. La leonessa è molto lasciva, così ora vediamo ogni cosa piena di lascivia.
 
 Fonte:Opportune Importune...


Il domenicano Girolamo Savonarola iniziò la predicazione dei Quaresimali - era il 17 Febbraio 1496 - con queste parole: 
Fatti in qua, ribalda Chiesa, fatti in qua ed ascolta quello che il Signore ti dice: Io ti avevo dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo. I vasi desti alla superbia; i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abominevole. Una volta ti vergognavi dei tuoi peccati, ma ora non più. 
Il 24 Febbraio tuonò dal pulpito:
Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi [...] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

sabato 28 gennaio 2017

"Guardatevi dai falsi Profeti che vengono a voi in veste di agnelli, in verità nell’intimo sono lupi rapaci"...



Pio IX
Graves ac diuturnae

Le gravi e diuturne insidie, e gli sforzi che ogni giorno più compiono in codesta regione i neo-eretici, che si dicono vecchi cattolici, per ingannare e strappare dall’avita fede il popolo fedele, Ci muovono, per dovere del supremo Nostro Apostolato, a portare con ogni zelo le cure e le sollecitudini paterne in difesa della salute spirituale dei Nostri Figli. Ci è noto infatti, Venerabili Fratelli, e con dolore lo deploriamo, che i predetti scismatici ed eretici, nel territorio della diocesi di Basilea, ed in altri luoghi di codesta regione, mentre la libertà religiosa dei cattolici è pubblicamente oppressa dalle leggi scismatiche, essi, col favore dell’autorità civile, esercitano il ministero della condannata loro setta, e, occupate violentemente le parrocchie e le chiese da preti apostati, non tralasciano alcun genere di frode e di artificio per attirare miseramente nello scisma i Figli della Chiesa cattolica. Siccome poi fu sempre proprio e peculiare degli eretici e degli scismatici l’usare simulazione ed inganni; così questi Figli delle tenebre (che debbono annoverarsi fra coloro ai quali fu detto dal Profeta: "Guai a voi, figli disertori, che nutrite fiducia nella Protezione dell’Egitto: avete respinto il Verbo e avete confidato nella calunnia e nel disordine") nulla hanno maggiormente a cuore che d’ingannare gl’incauti e gl’ignoranti, e trarli negli errori con la simulazione e l’ipocrisia, ripetendo pubblicamente che non respingono la Chiesa cattolica e il suo Capo visibile, ma anzi desiderano la purezza della dottrina cattolica, e sono essi soli cattolici ed eredi dell’antica fede. Di fatto essi non vogliono riconoscere tutte le prerogative del Vicario di Cristo in terra, né sono ossequienti al supremo magistero di Lui.

Per diffondere poi ampiamente le loro dottrine eretiche, sappiamo pure che alcuni di essi hanno assunto l’ufficio d’insegnare la sacra teologia nell’Università di Berna, sperando in tale modo di potere guadagnare fra la gioventù cattolica nuovi seguaci della loro condannata fazione. Noi abbiamo già riprovato e condannato questa deplorabile setta, che dal vecchio sacco degli eretici ha estratto tanti errori contro i sovrani principi della fede cattolica, rovescia i fondamenti della religione cattolica, impudentemente respinge le dogmatiche definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano, e in tanti modi lavora per la rovina delle anime. Con la Nostra lettera pubblicata il 21 novembre dell’anno 1873, abbiamo detto e dichiarato che quegli infelici, i quali a tale setta appartengono e ad essa danno adesione e favore, sono segregati dalla comunione della Chiesa e devono ritenersi scismatici. Dichiarando ora di nuovo e pubblicamente questa stessa cosa, crediamo Nostro dovere, Venerabili Fratelli, di rivolgerci a voi affinché, con quello specchiato vostro zelo e con quella egregia vostra virtù, di cui avete dato splendidi esempi nel sostenere tribolazioni per la causa dl Dio, in ogni modo possibile difendiate l’unità della fede nei vostri fedeli, e richiamiate alla loro memoria che si guardino con ogni attenzione da quegl’insidiosi nemici del gregge di Cristo e dai loro pascoli velenosi; rifuggano assolutamente dai loro riti religiosi, dalle istruzioni, dalle cattedre di pestilenza, erette per insegnare impunemente le sacre dottrine; dai loro scritti e da qualunque contatto; non sopportino alcuna convivenza e relazione coi preti intrusi ed apostati dalla fede, i quali osano esercitare gli uffici del ministero ecclesiastico, e sono privi di legittima missione e di qualsiasi giurisdizione; aborriscano dai medesimi come da estranei e da ladri, i quali vengono solo per rubare, per uccidere, per rovinare. Infatti i Figli della Chiesa debbono pensare che si tratta di custodire il preziosissimo tesoro della fede, senza la quale è impossibile piacere a Dio, ed insieme di conseguire il fine della fede, la salvezza delle anime proprie, seguendo la retta via della giustizia.


 E poiché conosciamo che costì, oltre alle altre leggi ostili alla divina costituzione ed all’autorità della Chiesa, ne sono state emanate altre dall’autorità civile, assolutamente contrarie alle prescrizioni canoniche relative al matrimonio cristiano, e che con queste leggi sono del tutto conculcate l’autorità e la giurisdizione ecclesiastica, non possiamo fare a meno, Venerabili Fratelli, di esortarvi nel Signore affinché con opportune istruzioni spieghiate ai vostri fedeli la dottrina cattolica sul matrimonio cristiano, e ricordiate loro ciò che molte volte nelle Nostre Lettere Apostoliche o nelle Allocuzioni, specialmente in quelle del 9 e 27 settembre 1852, abbiamo inculcato intorno a questo Sacramento, ond’essi conoscano pienamente la santità e la forza di questo Sacramento, e in ciò conformandosi piamente alle leggi canoniche, possano evitare quei mali che derivano nelle famiglie e nella umana società dalla dispregiata santità del matrimonio.

mercoledì 18 gennaio 2017

"la falsa docenza di Amoris Laetitia dell'eretico Antipapa Francesco"...

 Fonte: Vaticano Cattolico...
Redatto da
Monastero della Famiglia Santissima

Come parte della loro implementazione della notoriamente eretica docenza di Amoris Laetitia ad opera di Antipapa Francesco, gli apostatici "vescovi" Maltesi della setta del Vaticano II dichiarano ormai apertamente che
"le persone risposate [ossia, coloro viventi in situazioni adultere ed in secondi sposalizi, invalidi] dovrebbero ricevere la Comunione se reputassero di trovarsi in pace con Dio. In un nuovo documento, Criteri per l'applicazione dell'ottavo capitolo di Amoris Laetitia, i vescovi dettano che se 'una persona separata o divorziata vivente una nuova unione arriva, con una coscienza formata ed illuminata, a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le può essere impedito di accostarsi ai Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia.'"
(Catholic Herald)


Chiaramente, si tratta di un totale rigetto della dogmatica docenza Ecclesiastica sull'indissolubilità del Santo Matrimonio e sull'invalidità ed adulterio dei cosiddetti secondi sposalizi: esso ripudia la proclamazione Scritturale e dogmatica per cui l'adulterio pone in uno stato di peccato mortale e per la quale coloro viventi in uno stato di peccato mortale non possono essere ammessi alla Santa Eucaristia. Gli apostatici "vescovi" Maltesi hanno ancora dichiarato che evitare il sesso con una nuova compagna sarebbe "impossibile. Il documento Maltese è firmato dall'arcivescovo Carlo Scicluna di Malta, già studente di dottorato del cardinale Burke, e dal vescovo Mario Grech di Gozo." Il documento è stato anche pubblicato dal giornale Vaticano, L'osservatore Romano.

Le linee guida dei "vescovi" Maltesi sono state pubblicate in un documento distribuito ad ogni "prete" della "arcidiocesi" di Malta, Malta, e della "diocesi" di Gozo, Malta. Esse hanno ancora diretto che una lettera spiegante dette linee guide venisse letta durante la "Santa Messa" Domenicale in tutte le chiese Maltesi: esse desideravano assicurarsi che tutti fossero al corrente della malvagità per la quale gli adulteri detengono il permesso ufficiale di ricevere l'apparente Santa Comunione presso la setta del Vaticano II. Trattasi di un altro primo esempio del perché un eretico come Antipapa Francesco potrebbe essere mai un valido Papa, non dovendo riconoscerlo come tale. I di lui soggetti, come cotali "vescovi" Maltesi, semplicemente seguenti ed implementanti la falsa docenza di Amoris Laetitia dell'eretico Antipapa Francesco, promulgata dall'intera setta del Vaticano II, adotteranno e spargeranno la falsa docenza del loro egemone necessariamente, indi guidando le anime verso la dannazione. È per ciò che la Chiesa Cattolica insegna che un eretico non può essere un valido Papa o detenere un ufficio presso di essa: appena diviene chiaro che qualcheduno sia un eretico o professi una falsa fede egli deve essere rigettato come un acattolico detenente autorità nessuna sui Cattolici. Le notizie Maltesi illustrano ulteriormente la maniera per la quale quei falsi tradizionalisti ostinatamente insistenti che l'apostatico Antipapa Francesco ed i suoi "vescovi" detengano autorità non solamente negano singolarmente la docenza Cattolica bensì guidano intere moltitudini in giro per il mondo verso l'eresia ed il peccato mortale, comunicandoli di rimanere soggette agli eretici trasmettenti loro una falsa religione e conducentili nel peccato mortale.

Nel Novembre 2016 la "diocesi" di San Diego, SUA, della setta del Vaticano II proclamò in maniera simile che "i Cattolici risposati avrebbero potuto concludere che Iddio li stava chiamando a ritornare ad una piena partecipazione alla vita Ecclesiastica ed Eucaristica." (www.sdcatholic.org)

Tutto ciò è dell'eresia notoria ed un nuovo e falso vangelo, rigettante la docenza di Gesù Cristo e della Chiesa Cattolica sul Santo Matrimonio. Essa è dell'ulteriore prova assoluta per cui Antipapa Francesco non è un Papa e per la quale la sua apostatica gerarchia non è Cattolica. La setta del Vaticano II è la contro Chiesa Cattolica degli ultimi tempi profetizzata. Gesù Cristo proclamò quanto seguita.
Luca 16:18: "Chiunque ripudia la propria moglie, e ne prende un'altra commette adulterio; e chiunque sposa quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio."

domenica 25 dicembre 2016

LA SORDITA' E LA CECITA' DELL'EMPIO...



 Il dolore, la sofferenze, la morte. Non è facile, credetemi, parlare di argomenti tanto alti senza esser percorsi da un timore reverenziale. E compulsare la Sacra Scrittura, gli scritti dei Santi Padri, i documenti del Magistero, le fonti liturgiche dimostra che è proprio nel mistero della sofferenza umana che la nostra Religione si mostra in tutta la sua ineffabile perfezione, e si pone come unica risposta credibile alle nostre domande. Poiché Cristo ha compiuto l'opera della Redenzione proprio attraverso la Passione e la Morte, rendendo il dolore strumento di salvezza e di riscatto, ma anche motivo di speranza.

Il senso della sofferenza umana è compendio del nostro Credo, perché nella sofferenza si è compiuta la nascita, la vita e la morte di Colui che, incarnandosi nel seno della Vergine Maria, ha sconfitto la morte del corpo, ma ancor più la morte dell'anima.

Ma proprio perché la sofferenza è legata intimamente ai Misteri della nostra Fede - la Ss.ma Trinità, l'Incarnazione, la Passione, la Resurrezione - non è possibile dare una risposta alla spontanea domanda dell'uomo senza coinvolgere tutte le Verità della Fede, sì che ogni dogma - anche quello che può sembrare più marginale - manifesta la propria ragione e necessità. Negare uno solo dei dogmi della nostra Fede, significa scardinare l'intero edificio cattolico, ma ancor prima significa profanare quel corpus organico perfettissimo che la Sapienza infinita di Dio ha posto come unico strumento di salvezza eterna per l'uomo corrotto dal peccato. Significa, in ultima analisi, negare quanto Nostro Signore ci ha insegnato non per istruirci intellettualmente, ma per consentirci - ancorché immeritevoli - di restaurare l'ordine mirabile che per nostra colpa abbiamo infranto in Adamo. Significa attentare a Cristo medesimo, che è Verità Egli stesso, Verbo eterno del Padre. 

25 DICEMBRE SANTO NATALE IN NATIVITATE DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI SANTE MESSA "Non Una Cum" GLI APOSTATI VATICANOSECONDISTI...

 Santa Messa "Non Una Cum" in die...

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EPISTOLA Léctio Epístolæ ad Hebræos, 1, 1-12  
Multifáriam, multísque modis olim Deus lóquens pátribus in prophétis: novíssime diébus istis locútus est nobis in Fílio, quem constítuit herédem universórum, per quem fecit et sæcula: qui cum sit splendor glóriæ, et figúra substántiæ eius, portánsque ómnia verbo virtútis suæ, purgatiónem peccatórum fáciens, sedet ad déxteram maiestátis in excélsis: tanto mélior Ángelis efféctus quanto defferéntius præ illis nomen hereditávit. Cui enim dixit aliquándo Angelórum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te? Et rursum: Ego ero illi in patrem, et ipse erit mihi in fílium? Et cum íterum introdúcit primogénitum in orbem terræ, dicit: Et adórent eum ómnes Ángeli Dei. Et ad ángelos quidem dicit: Qui facit Ángelos suos spíritus, et minístros suos flammam ignis. Ad Fílium áutem: Thronus tuus, Deus, in sæculum sæculi: virga æquitátis, virga regni tui. Dilexísti iustítiam, et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo exsultatiónis præ particípibus tuis. Et: Tu in princípio, Dómine, terram fundásti: et ópera manuum tuárum sunt coeli. Ipsi períbunt, tu áutem permanébis: et omnes ut vestiméntum veteráscent: et velut amíctum mutábis eos, et mutabúntur: tu áutem idem ipse es, et anni tui non defícient.
M. - Deo grátias.
  
 
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della mæstà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
M. - Deo grátias. 

venerdì 9 dicembre 2016

Articolo per le “vedove ratzingeriane”...

Le troppe “vedove ratzingeriane” leggano e traggano profitto…
L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Questo 2016 si chiude ancora all’ombra sinistra di due guerre senza fine. Le abbiamo descritte nell’articolo precedente, ma per i cattolici è sempre bene approfondire le sue radici religiose, da dove spunta ogni male nella società umana. Se non lo fa direttamente, lo fa minando le difese della Verità, come sia la fortezza del Sacrificio perpetuo menzionato dal profeta Daniele e ricordato da Gesù stesso come segno della fine.
Qui un breve approfondimento sarà fatto con riferimento alla «lezione di Ratzinger», allineato in pieno alla giustificazione di Lutero, tesi con cui Bergoglio imperversa sempre più.
Lo faremmo seguendo quanto pubblicato dal vaticanista Sandro Magister: « Joseph Ratzinger torna in cattedra; Non la cattedra di vescovo di Roma, ma quella di professore di teologia. Una inattesa lezione del papa emerito sulle questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi. Sì, ma a controsenso del pensiero cristiano di sempre.
  • «ROMA, 18 marzo 2016 – Il testo di Joseph Ratzinger di cui sotto sono riprodotti i brani salienti non è inedito. Era già stato letto dal suo segretario Georg Gänswein durante un convegno organizzato a Roma dai gesuiti della Rettoria del Gesù, tra l’8 e il 10 ottobre 2015, mentre in Vaticano era in corso il sinodo sulla famiglia. Ma fino a due giorni fa questo testo, che ha la forma dell’intervista, era noto soltanto a pochissimi. Mentre ora sta per uscire in un libro che raccoglie gli atti di quel convegno. Mercoledì 16 marzo il quotidiano “Avvenire” ne ha anticipato ampi stralci, rivelando anche il nome dell’intervistatore. E poche ore dopo “L’Osservatore Romano” l’ha pubblicato integralmente: «La fede non è un’idea ma la vita. Intervista al papa emerito Benedetto XVI Il tema del convegno era tipico della Compagnia di Gesù: “Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali”. E gesuita era anche l’intervistatore, Jacques Servais, belga, discepolo del grande teologo Hans Urs von Balthasar. Ma da questo Ratzinger ha preso spunto per mettere a fuoco le questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi, a partire da ciò che egli definisce “drastici capovolgimenti della nostra fede” e “profonde evoluzioni del dogma”, con le drammatiche “crisi” che ne conseguono. Senza esitare a liquidare come “del tutto errata” alla luce della teologia trinitaria una tesi che ha modellato per secoli la predicazione della Chiesa, quella secondo cui “il Cristo doveva morire in croce per riparare l’offesa infinita che era stata fatta a Dio e così restaurare l’ordine infranto”.
  • «Anche sul binomio giustizia / misericordia Ratzinger ha parole illuminanti (!), con un brevissimo rimando a papa Francesco sul quale hanno fatto leva gli adulatori dell’attuale pontefice, prontamente zittiti da “L’Osservatore Romano”… Se è Dio a doversi giustificare – Ecco dunque tre brani salienti di questo testo, che è il più ampio fin qui scritto da Ratzinger dopo la sua rinuncia al papato. Il testo era originariamente in lingua tedesca, ma è stato reso pubblico in italiano, tradotto dall’intervistatore con la revisione ultima dello stesso papa emerito.

lunedì 21 novembre 2016

"Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore".

 


Nota di Piergiorgio Seveso: chi è del “nostro giro” conosce quasi a memoria questo maraviglioso pezzo, degno di un infiammato quaresimalista, scritto dal musicologo Monsignor Domenico Celada nei primi anni della rivoluzione liturgica montiniana (giunta al suo compimento, dopo una progressiva descensus ad inferos, il 30 novembre 1969 – prima domenica d’Avvento). Il pezzo fu pubblicato su “Vigilia romana”, l’organo del movimento “Civiltà cristiana”: movimento e rivista che si dissolsero entrambi a metà degli anni Settanta. A quest’ultima collaborarono (o direttamente o indirettamente) molte penne note a chi ci legge: Monsignor Francesco Spadafora, padre Noel Barbara, il domenicano padre Luciano Cinelli, lo stimmatino padre Cornelio Fabro, il salesiano Don Giuseppe Pace, il francescano Antonio Coccia, l’abbè Louis Coache, Cristina Campo, l’allora padre Guerard Des Lauriers (futuro vescovo), alcuni cappellani militari (anche della RSI), altri laici come Fausto Belfiori, Tito Casini ed il suo direttore Franco Antico, poi arrestato durante le indagini per il “golpe Borghese”. 

Iniziativa coraggiosa e molto composita, vera manifestazione di quel variegato fronte anticomunista conservatore e monarchico che non seppe mai portare alle giuste conseguenze teologiche e ecclesiali il suo rifiuto della rivoluzione conciliare e quindi naturalmente ne venne triturato e si sfaldò in mille rivoli, spesso  contraddittori tra loro e ancor più spesso spurii e in ultima conniventi con quella rivoluzione che voleva combattere. Se “Vigilia romana” fu spazzata via per la sua intima e radicale debolezza (subendo anche l’onta suprema di una neutralizzazione post mortem come nel saggio di Giuseppe Brienza), va detto che oggi una rivista cattolica, con così grande spessore culturale, sarebbe impossibile (almeno nelle nostre terre) per la totale mancanza di ingegni e per la ancor più esiziale mancanza di coraggio in quel che resta del campo di Dio. Monsignor Celada, collaboratore anche de “Il tempo” e de “Lo Specchio”, presente alla stesura del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” , pagò il suo coraggio con la perdita della cattedra di Gregorianistica alla Lateranense, morendo relativamente giovane negli anni Settanta, ma i suoi scritti rimangono a testimonianza di una passione per la difesa della Messa romana che non vien meno. Siano queste parole di terribile monito e di severa minaccia a chi oggi vuole barattare i brandelli di ciò che resta di una primogenitura con un piatto di lenticchie (argentine). 



Tratto da “Vigilia Romana”  Anno III, N. 11, Novembre 1971.
di Monsignor Domenico Celada

E’ da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce.
Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore. Il vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno.
Dopo quel famoso convegno di “liturgia pastorale”, sul quale erano cadute come una spada le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica assise schiumando rabbia e veleno.

domenica 20 novembre 2016

L'enciclopedia Cattolica, Eresia, 1914, Volume 7, pagina 261: "Il Papa stesso, ove notoriamente reo di eresia, cesserebbe di essere Papa perciocché egli cesserebbe di essere membro della Chiesa."

San Roberto Bellarmino, Cardinale e dottore della Chiesa Cattolica, De Romano Pontefice, Libro 2, Capitolo 30: "Un Papa manifestamente eretico cesserebbe automaticamente, per sé, di essere Papa e capo, proprio come egli cesserebbe automaticamente di essere un Cristiano ed un membro della Chiesa. Laonde, egli potrebbe essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l'insegnamento di tutti gli antichi padri, i quali insegnarono che gli eretici manifesti perdono immediatamente tutta la giurisdizione."

San Roberto Bellarmino, Cardinale e dottore della Chiesa Cattolica, De Romano Pontefice, Libro 2, Capitolo 30: "Questo principio è certissimo. Il non-Cristiano non può in alcun modo essere Papa, come ammesso da Gaetano stesso (ibidem, capitolo 26). La ragione per ciò è che egli non può essere il capo di ciò che non è membro; orbene, colui non essente un Cristiano non è un membro della Chiesa ed un eretico manifesto non è un Cristiano, come chiaramente insegnato da San Cipriano (libro 4, epistola 2), da Sant'Atanasio (scritto 2 contro gli Ariani), da Sant'Agostino {libro Il grande Cristo [The great Christ], capitolo 20}, da San Girolamo (contro Lucifero) ed altri; laonde l'eretico manifesto non può essere Papa."

San Francesco Di Sales, XVII secolo, Dottore della Chiesa Cattolica, La controversia Cattolica [The Catholic controversy], pagine 305-306: "Orbene, quando egli [il Papa] è esplicitamente un eretico egli cade ipso facto dalla sua dignità ed al di fuori della Chiesa… " 

Sant'Antonino, Somma teologica, citato in Atti di Vaticano I [Actes de Vatican I], Pubblicazioni Frond [Frond publications], 1459: "Nel caso in cui il Papa divenisse un eretico egli si ritroverebbe, per quel fatto stesso e senza altra sentenza, separato dalla Chiesa. Una testa separata dal corpo, sintantoché essa rimanga separata, non può e non potrebbe essere la testa dello stesso corpo dal quale essa è e sarebbe stata tagliata. Un Papa separato dalla Chiesa mediante l'eresia, dunque, per quel fatto stesso, cesserebbe di essere la testa della Chiesa. Egli non potrebbe essere un eretico e rimanere Papa, perciocché, dacché egli sarebbe al di fuori della Chiesa, egli non possederebbe le chiavi della Chiesa."

 

Fonte: Vaticano Cattolico...


Dell'eresia notoria nella dichiarazione congiunta di Antipapa Francesco in commemorazione della cosiddetta Riforma Protestante

Redatto da
Monastero della Famiglia Santissima

Il 31/10/2016 Antipapa Francesco si è trovato in Svezia onde commemorare la cosiddetta Riforma Protestante. Durante il suo viaggio egli ha partecipato ad un servizio di preghiera falsamente ecumenica nel tempio Luterano, si è attivato nella preghiera congiunta assieme a degli eretici notori ed ha firmato una dichiarazione congiunta assieme al notoriamente eretico presidente della Federazione Luterana mondiale, il preteso vescovo Monibo Younan.



Antipapa Francesco firmante una dichiarazione congiunta notoriamente eretica in un tempio Protestante assieme al presidente della Federazione Luterana mondiale.

 Chiaramente, Monibo Younan non è affatto un vescovo; nondimeno, ciò può difficilmente importare al notorio eretico Antipapa Francesco. La Federazione Luterana mondiale accetta finanche la contraccezione, l'aborto e gli abomini omosessuali.


La dichiarazione congiunta firmata da Antipapa Francesco e dal capo della Federazione Luterana mondiale, leggibile interamente qui, menziona esplicitamente la loro commemorazione della cosiddetta Riforma Protestante.

Antipapa Francesco ed il presidente della Fondazione Luterana mondiale, Dichiarazione congiunta, 31/10/2016: "Nell'incominciare l'anno commemorando il cinquecentesimo anniversario della Riforma, noi esprimiamo gioiosa gratitudine nei confronti di Dio per questo momento di preghiera comune nella cattedrale di Lund, mediante questa dichiarazione congiunta. 50 anni di dialogo ecumenico sostenuto e fruttuoso tra Cattolici e Luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze, approfondendo la nostra comprensione e la nostra fiducia reciproca. Allo stesso tempo, ci siamo avvicinati tramite il servizio congiunto a favore dei nostri prossimi, spesso in circostanze di sofferenza e di persecuzione. Tramite il dialogo e la testimonianza congiunta noi non siamo più estranei; piuttosto, noi abbiamo appreso che quanto ci unisce è maggiore di quanto ci divide."

La dichiarazione congiunta dichiara pure che entrambi fanno parte del Corpo del Cristo: tale è una professione di eresia notoria.

Antipapa Francesco ed il presidente della Fondazione Luterana mondiale, Dichiarazione congiunta, 31/10/2016: "Nell'impegnarci nuovamente a spostarci dal conflitto alla comunione, noi lo facciamo come parte dell'un Corpo del Cristo, nel quale siamo incorporati tramite il Battesimo."

Dichiarare che un uomo rigettante il Papato ed altri dogmi Cattolici, guidante persino una setta Luterana, faccia parte del Corpo del Cristo, come operato da Antipapa Francesco, equivale a professare dell'eresia notoria ed una falsa fede. La sua asserzione nega la ripetuta docenza dogmatica della Chiesa Cattolica per la quale qualunque persona battezzata negante un dogma Cattolico, incluso il Papato, viene espulsa dal Corpo del Cristo. 

LA DOCENZA MAGISTRALE DELLA CHIESA CATTOLICA IN CONDANNA DELL'ERESIA NOTORIA DI ANTIPAPA FRANCESCO

Papa Eugenio IV, Concilio di Firenze, Cantate Domino, 1441, ex-cathedra: "Essa [la Santa Romana Chiesa] condanna, rigetta ed anatemizza tutti coloro i quali pensano cose opposte e contrarie, dichiarandoli alieni al Corpo del Cristo, il quale è la Chiesa."

lunedì 7 novembre 2016

"Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti".


San Pier Damiani 

“ Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti. (…) Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la ,pioggia di fuoco e zolfo (…)

Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fa per il naturale stimolo della carne, ma solo lo fa per il naturale impulso. (…)

venerdì 4 novembre 2016

I PONTIFICATI ANTICRISTICI CONCILIARI...

di Arai Daniele

Siamo al viaggio più emblematico del pontificato anticristico; questo in cui Bergoglio compare in Svezia per commemorare, insieme ai luterani, 500 anni della falsa Riforma di quel monaco agostiniano angosciato che fu Martin Lutero, vissuto e morto sublimando la crapula secolare e religiosa. Una visita internazionale voluta vistosa e solo per finta controcorrente, perché non rompe nemmeno con i tabù già «lavorati» dai predecessori conciliareschi e da prelati diversi, eminentissimi nelle eresie che accelerano in varie lingue con la solita ipocrisia conciliare.
Perciò attenzione, le critiche a quest’ennesima buffonata della bacata mente bergogliosa non è da contare come voce nuova nel nuovo Vaticano; la sbragata riabilitazione di Lutero era già avvenuta apertamente con Giovanni Paolo 2º di ignea memoria, che si era limitato ad andare al tempio luterano di Roma, dove l’ho visto arrivare anche un po’ prima dell’ora programmata!
La Sede era già scandalosamente vacante nel 1983, quando Karol Wojtyla, detto papa Giovanni Paolo 2º e pure «santo subito» (la fretta è d’obbligo) scrisse un speciale messaggio a un altro grande dell’olimpo di là giù, il cardinale Giovanni Willebrands, presidente dell’allora nuovo segretariato per l’unione luterana dei cristiani, per i 500 anni dalla nascita di Lutero: “In questa occasione numerosi cristiani, specialmente di confessione evangelico-luterana, ricordano quel teologo che, alla soglia del tempo moderno, ha in modo sostanziale contribuito al radicale cambiamento della realtà ecclesiale e sacrale occidentale. Il nostro mondo fa ancora oggi l’esperienza del suo grande impatto sulla storia”.


Sottolineava: “per la Chiesa cattolica il nome di Martin Lutero è legato, attraverso i secoli, al ricordo di un periodo doloroso e, in particolare, all’esperienza dell’origine di profonde divisioni ecclesiali. Per questa ragione, il 500° della nascita di Martin Lutero deve essere per noi motivo di meditazione, nella verità e nella carità cristiana, su quell’avvenimento gravido di storia che fu l’epoca della Riforma. Perché è il tempo che, distanziandoci dagli eventi storici, fa sì che essi siano spesso meglio compresi ed evocati. Pertanto, note personalità e istituzioni della cristianità luterana hanno indicato l’opportunità che l’anno dedicato a Lutero sia improntato a un genuino spirito ecumen[ist]ico e che il discorso su Lutero contribuisca all’unità dei cristiani. Accolgo con soddisfazione questa intenzione e vi scorgo un invito fraterno per giungere insieme a un’approfondita e più completa visione degli avvenimenti storici e a una riflessione critica sulla molteplice eredità di Lutero”.
È curioso questo ripensamento – solo in apparenza tardivo in rapporto al Vaticano 2, perché in verità è fondamentale per la nuova «unità e libertà» conciliari che mette in primo piano quello che unisce, declassando quanto divide, dai Sacramenti ai dogmi mariani.

martedì 1 novembre 2016

San Pietro Canisio: "Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici"...

"L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio". 


Dal conflitto alla comunione

Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione. Oggi ascoltiamo il comando di Dio di mettere da parte ogni conflitto. Riconosciamo che siamo liberati per grazia per camminare verso la comunione a cui Dio continuamente ci chiama.

 
Leggiamo ora cosa affermava il satanasso Lutero da cui tutti noi, a detta dell'innominabile bergoglione capo fasullo della satanica chiesa conciliare, dobbiamo imparare:
 
Scritti sul satanasso Martin Lutero presi dal sito degli accordisti, con il pagliaccio eretico Bergoglio, della defunta Fraternità San Pio X...

Su Dio e su Gesù Cristo


“(Dio) E' un tiranno. Mosè agiva mosso dalla sua volontà, come suo luogotenente, come boia che nessuno superò e nemmeno eguagliò nello spaventare, atterrire e martirizzare il povero mondo” (Discorsi a tavola, ed. di Weimar, I, p. 230)

Dio il vero responsabile del tradimento di Giuda e della rivolta di Adamo: “Lutero - commenta Funck Brentano - arriva a dichiarare che Giuda, tradendo Cristo, agi per imperiosa decisione dell’Onnipotente. La sua volontà (di Giuda) era diretta da Dio; Dio lo muoveva con la sua onnipotenza. Lo stesso Adamo, nel paradiso terrestre fu costretto ad agire come agi. Egli fu messo da Dio in una situazione tale che gli era impossibile non cadere” (Discorsi a tavola, ed. di Weimar, I, p. 246).

 Cristo commise adulterio prima di tutto con la donna che incontrò al pozzo di Giacobbe, di cui San Giovanni scrisse: "In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri", o "Perché parli con lei"? Dopo di lei fu la volta di Maria Maddalena, e poi venne la donna colta in flagrante adulterio che Cristo congedò così gentilmente. Quindi, anche Cristo, pur essendo così retto, si è reso colpevole di fornicazione prima di morire”. (Cfr. Martin Lutero, Tischredden, edizione di Weimar, nº 1472, vol. II, pag. 107; cit. in F. Brentano, Martinho Lutero, Ed. Vecchi, Rio de Janeiro 1956, pag. 15.)

“Non pensate che Cristo ubriaco, perché aveva bevuto troppo all'Ultima Cena, abbia sconcertato i Suoi discepoli col suo parlare a vanvera?” (Cfr. F. Brentano, op. cit., pag. 135.)

 “Deus est stultissimus” (Dio è molto stolto). “Certamente Dio è grande e onnipotente, buono e misericordioso, e tutto ciò che si può immaginare in questo senso, ma è anche stolto (Cfr. Martin Lutero, op. cit., nº 963, vol. I, pag. 487; cit. in F. Brentano, op. cit., pag. 147)

 Dio si è sempre comportato come un pazzo (Cfr. Martin Lutero, op. cit., nº 963, vol. I, pag. 487; cit. in F. Brentano, op. cit., pag. 111)



Sulla Santa Messa

Quando la Messa sarà scalzata, avremo scalzato il papato! Perché è sulla Messa, come su di una roccia, che poggia completamente il papato, con i suoi conventi, le sue Diocesi, le sue Università, i suoi altari, i suoi ministri e le sue dottrine [...]. Tutto ciò cadrà in rovina quando sarà abbattuta questa sacrilega e abominevole Messa (Cfr. D. Raffard de Brienne, Lex Orandi: La Nouvelle Messe et la Foi, 1983.)

 Sull'Offertorio: “Poi segue quell'abominazione che viene chiamata "Offertorio", nel quale tutto esprime oblazione”. (Cfr. H. Chartier, La Messe Ancienne et la Nouvelle, 1973.)

Sul Canone della Messa: “Questo Canone abominevole è una raccolta di lacune confuse [...]. Esso fa della Messa un sacrificio; altri offertori vengono aggiunti. La Messa non è un sacrificio o l'azione di chi sacrifica. Noi lo consideriamo un sacramento o un testamento. Permetteteci di chiamarlo una benedizione, l'eucaristia, la tavola del Signore o il memoriale del Signore” (Cfr. Lutero, Sermone della 1ª Domenica di Avvento.)

Sulla tattica da usare per introdurre la messa protestante: “Per giungere sicuramente e felicemente alla nostra mèta, dobbiamo conservare alcune delle cerimonie della vecchia Messa, così verrà accettata anche dall'indeciso che potrebbe rimanere scandalizzato da cambiamenti troppo frettolosi” (Cfr. J. Maritain, Trois Réformateurs.)

“Che pazzia voler monopolizzare il sacerdozio solo per pochi!” (Cfr. Mons. L. Cristiani, Du Lutheranisme au Proteatantisme, 1900.)

domenica 30 ottobre 2016

ULTIMA DOMENICA DI OTTOBRE NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI REGIS. Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...


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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Colossénses, 1, 12-20
 
Fratres: Grátias ágimus Deo Patri, qui dignos nos fecit in partem sortis sanctórum in lúmine: qui erípuit nos de potestáte tenebrárum, et tránstulit in regnum Fílii dilectiónis suæ, in quo habémus redemptiónem per sánguinem eius, remissiónem peccatórum. Qui est imágo Dei invisíbilis, primogénitus omnis creatúræ: quóniam in ipso cóndita sunt univérsa in coelis et in terra, visibília et invisibília, sive throni, sive dominatiónes, sive principátus, sive potestátes: ómnia per ipsum et in ipso creáta sunt: et ipse est ante omnes, et ómnia in ipso constant. Et ipse est caput córporis Ecclésiæ, qui est princípium, primogénitus ex mórtuis: ut sit in ómnibus ipse primátum ténens: quia in ipso complácuit omnem plenitúdinem inhabitáre; et per eum reconciliáre ómnia in ipsum, pacíficans per sánguinem crucis eius, sive quæ in terris, sive quæ in coelis sunt, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
Fratelli: ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
M. - Deo grátias.

martedì 25 ottobre 2016

"La dottrina protestante consiste nel profanare la Sacra Scrittura, nel seminare incredulità e immoralità, nel distruggere i Sacramenti e la Chiesa di Gesù Cristo, nel ricondurre il mondo allo stato del paganesimo".


Segnalazione del Centro Studi Federici
E’ stato ristampato il volumetto “I protestanti distruttori della religione cristiana”, del padre passionista Luigi di San Carlo, edito nel 1931.
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo la lettera che il card. Camillo Laurenti, Prefetto della S. Congregazione dei Riti, indirizzò all’Autore.
 
P. Luigi di S. Carlo, I protestanti distruttori della religione cristiana, Amicizia Cristiana 2016, pag. 88, euro 9,00. Ordini: edizioniamiciziacristiana@yahoo.it
 
Lettera di Sua Eminenza il Cardinale Camillo Laurenti
Prefetto della Santa Congregazione dei Riti
Roma, 14 aprile 1931
 
Reverendo P. L., 
Saluto con piacere il suo piccolo ma vigoroso opuscolo, che reca un notevole contributo alla difesa della nostra santa fede cattolica attualmente cosi insidiata in Italia dai Protestanti. La schiettezza della fede che l’eresia non arrivò mai a contaminare nella massa del nostro buon popolo, è, tra i molti doni che Dio ci ha fatto, il tesoro più prezioso e il vanto più glorioso di nostra gente. Collocata da Dio nel bel mezzo d’Italia, la Sede di Pietro, centro di unità nella Chiesa, qui più che altrove irradiò la luce del suo magistero e mantenne salda la fede della nazione. 
Questa fede che suscitò nel nostro popolo tanto eroismo di santità, dai martiri dei primi secoli ai mistici, ai Dottori, ai missionari del medio evo fino ai contemporanei Don Bosco, Contardo Ferrini, Gabriele dell’Addolorata, questa fede è il succo vitale della nostra anima, è il germe per cui non è ancora del tutto inaridita la nostra vita spirituale.
Il fulcro della nostra storia è la Chiesa Cattolica, per la cui opera non fummo del tutto travolti nell’invasione barbarica al cadere dell’Impero Romano, fummo preservati dal giogo islamico nel Medio Evo e dalla peste dell’eresia all’aprirsi dell’epoca moderna. Perfino l’antica storia di Roma convergeva inconsapevolmente, come a meta ignota, alle glorie della futura Chiesa. È il pensiero che da San Leone Magno tolse Dante quando di Roma e dell’Impero
 
 Romano cantava:
La quale e il quale a voler dir lo vero
Fur stabiliti per lo loco santo
U’ siede il Successor del maggior Piero.
(Inferno, canto II)
 
Ed ora che avviene? Contro questa fede cattolica, che fu il nostro conforto nei secoli di sventura, l’ispiratrice della nostra gloria, e il santo legame spirituale che sempre ci unì in Gesù Cristo anche quando eravamo politicamente divisi, si sferra adesso una offensiva, più rumorosa, è vero, che efficace, ma con caratteri così perfidi che meriterebbero le parole santamente sdegnose di Gesù Cristo contro i seminatori di scandali e i seduttori di anime. È un vero e grande oltraggio che ci si fa.
Il primo oltraggio è contro la verità, contro la vera e santa fede cattolica, nobile retaggio della nazione. Rapire anche un’anima sola alla Santa Madre Chiesa è innanzi a Dio un male senza misura.
Il secondo oltraggio è contro la nostra civiltà, tutta penetrata nel pensiero, nell’arte, nella tradizione, nel costume dal soffio animatore della fede cattolica; civiltà che nella storia dello spirito toccò culmini altissimi e tracciò linee di luce che ancora illuminano il mondo.
Il terzo oltraggio è nel momento storico prescelto per l’acuirsi di questa offensiva. È vero che da tempo, specialmente la setta metodista medita e lavora pel disgregamento religioso del nostro popolo. Ma è dopo i Patti Lateranensi felicemente conchiusi che l’eresia ha raddoppiato i suoi sforzi. Perché? – Credo per combattere volutamente e deliberatamente i salutari effetti che quella pacificazione era destinata a produrre.